In questa sezione potrai trovare racconti e biografie di chi ha fatto la storia del mondo a due ruote

Buona lettura!

14/05/2018, 23:01



Rossi-vs-Biaggi


 Scontro totale



La rivalità cheha portato il motociclismo sulle prime pagine dei giornali. Quellotra Max Biaggi e Valentino Rossi è stato uno scontro generazionale,caratteriale e geografico, oltre che sportivo. Uno scontro dentro efuori dalla pista, così totale da catalizzare come mai prima diallora l’attenzione della gente sul motociclismo.

GLI INIZI 
Tutto comincia ametà degli anni ’90, quando sulla scena del motomondiale irrompeMassimiliano Biaggi. Massimiliano, per tutti Max, viene da Roma e hainiziato a correre per caso (il suo sport originario è il calcio),quindi è distante come mentalità e retroterra dalla Romagna, cuorestorico del motociclismo italiano. Tuttavia può contare su untalento superiore, una personalità fortissima e un carisma naturale. 

Grazie a questedoti, Biaggi diventa il pilota più vincente della storia dellaclasse 250 e un personaggio del jet set. Parlano di lui non solo imedia di settore, ma anche gli amanti del gossip, a cui Max è notoper le numerose apparizioni in tv e per le frequentazioni con modellee starlette. 

Al culmine dellapopolarità, però, Biaggi si vede rompere le uova nel paniere da unragazzotto di provincia con la faccia da paraculo e il manico delfenomeno. Lui sì, romagnolo fino al midollo (sebbene "politicamente"marchigiano) e nato con le moto dentro casa, visto che il padre hacorso nel mondiale. All’esatto contrario di Biaggi, Valentino Rossisi presenta come un guascone scanzonato che vive tutto conleggerezza. Ma proprio come Max, anche lui fa sognare i tifosi convittorie a ripetizione. 

La rivalità èpresto servita. I media non vedono l’ora di giocarci sopra e Rossili aiuta ad alimentare il fuoco. Ancora prima di sfidarlo in pista,si lancia in una serie di frecciate abbastanza palesi verso lasuperstar Biaggi. La prima e più eclatante è la bambola "ClaudiaSchiffer", con cui Valentino, dopo la vittoria al Mugello nel 1997,ironizza sul chiacchierato flirt tra Max e Naomi Campbell. 

Il pubblicoitaliano si divide, anche se Rossi, coi suoi modi pane e salame e legag a ogni vittoria, attira simpatie più facilmente rispetto aBiaggi, soprattutto fra i giovani. Chi li conosce, giura che i duenon sono così diversi come sembra, ma è Valentino quello che bucameglio lo schermo. 

Dopo lescaramucce verbali, lo scontro in pista comincia nel 2000, quandoRossi raggiunge Biaggi nella classe 500. Valentino ha la Hondaufficiale e la squadra che fino all’anno prima erano state di MickDoohan, mentre Biaggi è con la Yamaha, perché nel 1998 si è messocontro proprio Doohan e per questo ha chiuso il rapporto con laHonda. 

Nella primastagione insieme Rossi finisce secondo e Biaggi terzo. La delusione ètutta per Max, che partiva come grande favorito e invece paga letroppe cadute.

LA GUERRA DEL2001 
Nel 2001 entrambii piloti partono per vincere e la situazione si fa subito esplosiva. 

Durante la primagara, a Suzuka, Biaggi chiude Rossi sull’erba in pieno rettilineo.Una manovra molto al limite del regolamento, a cui Valentino rispondepoco dopo con un sorpasso decisissimo, completato da un bel salutocol dito medio al rivale.

A Barcellona siva anche oltre. Dopo la gara, i due piloti e relativi entourageentrano a contatto sulla stretta scalinata che porta al podio. Ipresenti parlano di manate, spintoni e il casco di Rossi finito nonsi sa quanto volontariamente contro la faccia di Biaggi. Al pubblicorimane solo l’immaginazione accesa dal "che cazzo fai, idiota!"con cui Valentino interrompe l’intervista alla Rai per scagliarsicontro Max. 

Per quantoriguarda i risultati, la prima parte del campionato è tutta a favoredi Rossi, ma nelle gare successive Biaggi reagisce e recupera moltipunti. La svolta avviene a Brno: sulla sua pista preferita, Max vuolelanciare l’attacco decisivo al primato, ma Valentino accetta lasfida e resta caparbiamente a ruota del rivale, fino a quando questinon scivola, spalancandogli la porta della vittoria. 

Da quel momentoBiaggi getta la spugna, mentre Rossi prende il volo verso il titolo,con 6 successi nelle ultime 7 gare. 

LA MOTOGP E LEPOLEMICHE TECNICHE 
Nel 2002 ci siaspetta che la rivalità prosegua in sella alle MotoGP, le nuovemille a quattro tempi che prendono il posto delle 500 a miscela.Ancora Rossi con Honda e Biaggi con Yamaha. Stavolta, però, lasuperiorità della RC211V sulla M1 di Iwata appare troppo netta perun confronto vero. Valentino è il dominatore assoluto dellastagione, con 11 vittorie su 16 gran premi; Max è secondo e i suoi 2successi parziali sono gli unici che in tutta la stagione sfuggono aipiloti Honda.

Nonostante ledifficoltà in pista, Biaggi riesce lo stesso a tenere viva larivalità. Sia per il suo continuo ribadire il gap tecnico tra laYamaha e la Honda, sia per un episodio verificatosi a Donington. Dopoil traguardo inglese, Max sfiora a tutta velocità Rossi, che staprocedendo lentamente seduto sul serbatoio per festeggiare lavittoria. Una provocazione, a cui Valentino risponde con una bordatain diretta tv: "Biaggi è solito fare queste stronzate.Evidentemente gli tira il culo arrivare dietro tutte le domeniche!". 

A fine stagioneBiaggi lascia la Yamaha per la Honda. Vorrebbe competere alla paricon Rossi, ma la sua moto non è ufficiale e Max ben presto sosterràche il confronto col rivale non è ancora equo. 

Il campionato2003 si sviluppa nuovamente nel segno di Valentino. La sua supremaziaa tratti è imbarazzante: a Phillip Island, per esempio, riesce arecuperare una penalizzazione di 10 secondi e vincere la gara conaltri 5 di vantaggio. Biaggi subisce e viene battuto anche dalsorprendente Sete Gibernau. Ancora peggio va alla Yamaha, che, senzaMax, sprofonda letteralmente in classifica. 

2004, ROSSICHIUDE I CONTI 
Quando il mondocomincia a credere che solo con la Honda si possa vincere in MotoGP,Rossi stupisce tutti e annuncia il passaggio alla Yamaha. Una sceltarivoluzionaria, con cui Valentino accetta di mettere in discussionesé stesso, ma anche la HRC, che ha ritenuto di poter rinunciare alui nella convinzione che la moto faccia la differenza più delpilota. Ovviamente, sul piatto finisce anche la credibilità diBiaggi, rimasto fedele alla Honda e da sempre sostenitoredell’inferiorità tecnica della Yamaha. 

La prima gara delmondiale 2004 è in Sudafrica. Ancora una volta Rossi e Biaggi dannovita a un testa a testa che lascia il pubblico col fiato sospeso, maa spuntarla è nuovamente Valentino, che riesce nell’impresa divincere al debutto sulla nuova moto. 

Nella prima metàdella stagione il confronto è serratissimo. Al Sachsenring Biaggivince e si porta a solo 1 punto da Rossi. Ma a quel punto la stagionedi Max volta verso la disfatta: a Donington viene rallentato da unproblema al cambio, mentre sia all’Estoril che a Motegi si toccacon Capirossi ed è costretto al ritiro.Rossi scappa viae, dopo aver regolato anche Gibernau, si conferma campione. Unsuccesso che zittisce tutti: Valentino è il padrone indiscusso dellaMotoGP. 

In realtà Biagginon si dà ancora per vinto e trova un alleato prezioso nella Honda,l’altra grande sconfitta. Nel 2005 Max ottiene finalmente il postoche tanto invocava nel team interno HRC, ma il suo sogno si trasformain un incubo. Senza uomini di fiducia al suo seguito, il romanorovina subito i rapporti con la squadra e si perde tra delusioni epolemiche. Il tutto mentre Rossi veleggia beato verso il quintotitolo consecutivo. 

LA FINE 
Con la peggioreannata della sua carriera, Max Biaggi chiude amaramente l’avventurain MotoGP. A fine stagione, infatti, nessun team di vertice è piùdisposto a dargli una moto. Valentino Rossi, invece, continua la suaepopea fatta di vittorie leggendarie e rivalità asprissime fino aigiorni nostri. 

Smessi i panni di pilota, Biaggi ha smorzato i toni della polemicacon Rossi, inviando più volte messaggi distensivi e ricordandopositivamente le vecchie battaglie col rivale. I rapporti rimangonofreddi, sicuramente non li vedremo mai a cena allo stesso tavolino,ma il legame tra questi due piloti sarà comunque per sempreindissolubile, per via di quello che hanno portato insieme almotociclismo italiano. 
                                                                                              
AlessandroCastellani
31/03/2018, 21:45



Ve-lo-do-io-il-Supercross!


 Il racconto di Eugenio Paris a Indianapolis



Da quando avevo più o meno dodici anni e mi sintonizzavo sulla tv a orariimpossibili per sognare con le imprese di Ricky Carmichael, ho conservatodentro di me la consapevolezza che prima o poi sarei riuscito a vedere dal vivoil Supercross americano.


Ma cos’è il Supercross? Per chi non lo conosce, è il campionato piùprestigioso del mondo del fuoristrada; per un motocrossista, è semplicemente ILmito. Si corre su piste artificiali, realizzate nei principali stadi d’America,e a ogni gara si registra il tutto esaurito di pubblico. I piloti di puntaguadagnano milioni di dollari, tra ingaggi e bonus, e sono delle autentichestar.


Questo straordinario spettacolo incontra la mia vita in modo abbastanzafortuito nel 2018. Il 24 marzo il Supercross fa tappa al Lucas Oil Stadium diIndianapolis, a poco più di tre ore di macchina da Chicago, dove mi trovo perimpegni di lavoro. Non ci penso due volte, è un’occasione di quelle che nonricapitano. Carico della responsabilità di rappresentare Radio Rider nel mondo,noleggio una bella Hyundai Elantra rigorosamente automatica e decido di solcarei 330 km di campagne che separano la Windy City da Indianapolis per assistereall’evento.


Dopo una colazione consigliata dai dietisti a base di uova, pancakes e bacon,mi metto in marcia insieme al mio collega taiwanese, che ha accettato diaccompagnarmi, pur non conoscendo quasi nulla del motocross.


Partenza alle 11 di mattina. La tabella di marcia prevede di procederesenza forzare (noi di Radio Rider ce l’abbiamo come mantra), per trovarsi aIndianapolis verso le 15. Le prove sono in corso già dal mattino, ma le heatcominciano alle 19,30, quindi arriveremo allo stadio in tempo per goderci intranquillità gran parte dello show.


Inutile dire che le cose non vanno come previsto.


La prima sorpresa arriva dopo due ore di viaggio nelle desolate campagnedell’Indiana. Con l’adrenalina a mille per l’evento, non abbiamo considerato unpiccolo particolare: tra l’Illinois e l’Indiana il fuso orario scatta un’oraavanti. Così, senza fare assolutamente nulla, abbiamo già bruciato un’ora ditempo. 

“Non è la fine del mondo. Stringendo i tempi, possiamo comunque farcela perle 15”. Mentre ci ripetiamo queste frasi di autoconvincimento, sul parabrezzacomincia a poggiarsi qualche leggero fiocco di neve. Passano pochi chilometri esiamo nel mezzo di un’autentica tormenta: il telegiornale del giorno dopo diràche a Indianapolis non si vedeva una bufera simile da almeno sei anni!

Con 20 cm di neve fresca sull’asfalto, impieghiamo quasi due ore apercorrere gli ultimi 30 km che ci separano dalla meta, ma nulla al mondo potràfarmi desistere proprio adesso che sono a un passo dal mio sogno.


Lungo la strada troviamo diversi ingorghi causati dagli incidenti, per cuidobbiamo aumentare ulteriormente la cautela per schivare gli automobilisti piùin difficoltà. È incredibile: a Indianapolis, la capitale mondiale del racing,un italiano e un taiwanese (lui, in realtà, un pochino a disagio lo è…) sipermettono di dare pesanti lezioni di guida sulla neve ai padroni di casa!


Arriviamo al Lucas Oil Stadium che sono quasi le 17, quindi con due ore diritardo sulla tabella di marcia. Ci siamo persi le prove, ma siamo riusciti aentrare in tempo per le gare e, viste le condizioni del viaggio, è già ungrande successo.


Lo stadio, casa della squadra di football degli Indianapolis Colts, ospita70.000 persone ed è pieno come un uovo. Tutti in piedi per l’inno nazionale,cantato in un rigoroso silenzio del pubblico, e siamo pronti per iniziare.


Il colorato spettacolo pirotecnico mostra chicche di finezza, come leragazze della Monster, che si dilettano con un lanciafiamme al centro dellapista. I piloti vengono presentati uno a uno nella cerimonia iniziale e questo cipermette di capire i sentimenti dei tifosi locali nei loro confronti. Nonsorprende che il più applaudito sia una leggenda come Chad Reed, o che leragazzine impazziscano per Aaron Plessinger e i suoi occhi azzurri. Ciò che nonriusciamo a capire sono i fischi in direzione del capoclassifica Jason Anderson,contrapposti agli applausi scroscianti per Eli Tomac e Cooper Webb. Sicuramenteci manca qualche pezzo del discorso, comunque sia de gustibus non disputandum est.


Nelle batterie di qualificazione i piloti partono senza nemmeno fare ilgiro di ricognizione e si danno battaglia da subito con sorpassi e block passdurissimi, su un circuito ben più stretto di quanto non sembri in tv.


Nei pochi minuti di pausa tra una manche e l’altra, l’atmosfera vienetenuta calda con giochi a premi che coinvolgono gli spettatori, nonché il KTMJunior Supercross Challenge, che manda in pista bambini di 7-8 anni su moto da50 cc. Segnatevi due nomi: Mikey Sandidge e Grayson Townsend. Hanno saputoinfiammare il pubblico dandosi battaglia senza riserve, terminandorispettivamente primo e secondo dopo una caduta di Townsend sulle whoops. Finitala gara, mi fermo un attimo a pensare a cosa sarebbe passato per la testa a me,se mi avessero messo a girare in una pista da supercross, davanti a 70.000persone, all’età di soli 7 anni. 


Ma non c’è troppo tempo di riflettere. Tra batterie e intermezzi il ritmo èdavvero forsennato, anche perché tutto il programma di gare (otto in totale)deve chiudersi in poco più di tre ore. Oltre a essere una prova di campionatomondiale, un evento del Supercross è soprattutto un grande spettacolo diintrattenimento, che fa sembrare le tre ore, purtroppo per noi, un battito diciglia.


Alla partenza del main event della 450, lo stadio trema fra il boato dellafolla e il rombo dei motori. Quest’ultimo, data la dimensione ridotta dellapista e l’ambiente chiuso, è abbastanza forte da coprire del tutto la voce dellospeaker a bordo pista, che quindi si sgola inutilmente. Agli americani, e forseanche a noi, piace così. 


Marvin Musquin, che aveva impressionato già dalla heat di qualifica, dà ilsuo meglio nella finale. Complice anche la pista che si deteriora con facilità,il francese guida in maniera differente da tutti gli altri e sembra danzare trale buche e gli ostacoli di Indianapolis. La differenza di stile con i piùirruenti Tomac e Anderson, già evidente guardando le gare in tv, si fa ancorapiù marcata dal vivo. Musquin trova un paio di linee che gli permettono diessere veloce senza rischiare l’osso del collo; al contrario, Tomac guida allimite per stargli vicino ed è l’unico a fare due tripli di fila nella sezioneritmica prima delle whoops.


Dopo pochi giri arriva l’errore: Tomac atterra corto nel primo dei duetripli e finisce rovinosamente a terra, proprio davanti ai nostri occhi. PerMusquin il resto della gara è una passerella verso una vittoria strameritata.Ma a emozionare è anche Anderson, che, con la sua rimonta dopo la caduta al via,conferma di non essere in testa al campionato per caso. 


La sensazione con la quale si torna a casa dopo il Supercross è quella diavere assistito non solo a una gara, ma a una grande esibizione, uno spettacolodi gladiatori. È uno show meno “pane e salame” rispetto agli outdoor, a cui noieuropei siamo abituati, ma il tipo di tracciati e il format di gara fanno siche i piloti guidino in maniera estremamente aggressiva, sempre al limite. Perchi si gode l’evento dagli spalti, è un concentrato d’emozioni da pelle d’oca.E non solo per me, che sono un appassionato di lunga data, ma anche per chi nonsegue il motocross: il mio collega taiwanese, per esempio, è tornato a casagasatissimo.


Dopo la gara ci vuole più di un’ora per uscire dal parcheggio dello stadio,con la nostra Hyundai stretta in un mare di pick-up e jeep esagerate. Quando cirimettiamo in strada la neve non c’è quasi più: non ha resistito nemmeno lei alcalore del Supercross.  

Eugenio Paris
05/01/2018, 22:45



SX-Los-Angeles-1998


 Il miracolo di Seb Tortelli



Se si escludono le primissimestagioni della sua storia, il campionato Supercross AMA è sempre stato un feudoquasi intoccabile dei piloti americani, inventori e interpreti inarrivabili diuna specialità che ha gradualmente preso una vita propria rispetto al motocrosstradizionale.


Pochi, pochissimi sono stati glieuropei in grado di battere gli yankees (o comunque i piloti cresciuti con lascuola americana) sul loro terreno preferito. L’unico a riuscirci in manieraindiscutibile fu Jean-Michel Bayle, di cui abbiamo già narrato le gesta, maanche altri sono riusciti a mettersi in luce: pensiamo a David Vuillemin, KenRoczen, Marvin Musquin e anche Sebastien Tortelli, capace di compiereun’impresa passata alla storia nella prima gara del Supercross 1998.


In quella stagione, la garad’apertura del campionato si disputa al Coliseum di Los Angeles. Il tracciatonon è in perfette condizioni, a causa delle piogge che nei giorni precedentihanno allentato notevolmente il fondo, costringendo addirittura gliorganizzatori ad annullare le prime prove del venerdì. Nonostante il clima pocoinvitante, sono oltre 60 mila gli spettatori presenti in tribuna.


L’entusiasmo per il via dellanuova stagione è alle stelle, dopo che nel 1997 si era verificato un fattostorico: Jeff Emig era riuscito a strappare la targa n.1 del Supercross, interrompendoquattro anni di dominio incontrastato di Jeremy McGrath. L’attesa per larivincita tra i due campioni, dunque, è altissima e tutti si aspettano divedere fin da subito un duello da scintille, nonostante in pista ci siano tantialtri piloti in grado di dire la loro (Lusk, Henry, Pichon, Albertyn, Windham eLaRocco).


Al via scatta in testa Doug Henry,con l’unica 4T in pista, la nuovissima Yamaha 400. Alle sue spalle si piazzanosubito McGrath, passato anch’egli alla Yamaha, ed Emig. Jeremy ha una granvoglia di riscattare le delusioni del 1997, ma commette dei piccoli errori checonsentono a Emig e Pichon di superarlo. Il francese della Suzuki è scatenato,tenta il sorpasso anche su Emig, ma finisce per terra.


Nel frattempo, dalla dodicesimaposizione, sta risalendo come una furia Sebastien Tortelli. Seb non è certo unveterano del Supercross, la maggior parte del pubblico del Coliseum non saneanche chi sia, ma non sembra avere alcun timore reverenziale verso i grandicampioni americani. Li supera uno per uno in maniera fantastica, fino adarrivare al quarto posto, alle spalle di Emig e McGrath.


Ce ne sarebbe già abbastanza peressere soddisfatti, ma Tortelli è in stato di grazia. In un attimo si sbarazzadi Mcgrath ed Emig, che subiscono il sorpasso senza accennare nemmeno a unareazione. Il francese fa la differenza sui tratti più rovinati dal fango, dovesembra davvero volare rispetto agli americani. Adesso davanti a lui rimane soloHenry.


Doug fin qui ha fatto una garamagnifica, resistendo alla pressione di tutti gli inseguitori e conservando un esiguoma importante vantaggio da gestire nelle fasi finali. Ma in prossimità dellabandiera bianca, che indica l’inizio dell’ultimo giro, Tortelli si fionda su dilui e lo passa di slancio. Henry, quasi sorpreso dal sorpasso, si disunisce e pochecurve dopo finisce anche per terra, ripartendo attardatissimo.


Tortelli porta a termine l’ultimogiro con la freddezza di un veterano, andando a cogliere la sua prima vittoria nelSupercross. L’impresa del francese è salutata come un vero miracolo, vista lafacilità con cui ha rimontato uno dopo l’altro tutti i migliori specialistimondiali dell’indoor. Emig e Mcgrath chiudono rispettivamente in seconda eterza posizione, anche loro sicuramente scottati dall’umiliazione subita permano del giovane rivale. Lo stesso Seb sul podio ha un’espressione mista difelicità e incredulità, per aver fatto una cosa destinata a rimanere negliannali.


Per Tortelli, il 1998 sarà persempre l’anno magico: dopo la sorprendente vittoria al Coliseum, conquisteràanche il campionato del mondo della 250, piegando in un duello strepitosoStefan Everts. A partire dal 1999, il francese si trasferirà a tempo pienonegli States, ma non riuscirà più a ripetere le imprese del ’98, frenatosoprattutto da tanti infortuni.


Il miracolo del Coliseum, però,rimane ancora oggi nella memoria di tanti appassionati. Una gara entrata didiritto nella leggenda del Supercross e che porta la firma di SebastienTortelli, re per una notte.


  Matteo Portinaro



1236
img-rossi-smerda-biaggi-715hqdefaultfalchi-biaggi2rossimaxresdefaultsuzuka-rossi-biaggi--644x362BiaggieRossiGran_Premio_motociclistico_dItalia_1997_Classe_125_-_Valentino_Rossi.JPGBlog-Vale-Max-2001
© 2016 Radio Rider Italia
Create a website